Aspetti positivi
La velocità di comunicazione, ottima per accelerare processi cognitivi e favorire interscambi “connettivi”, mettendo cioè in relazione più persone e più intelligenze a confronto, diventa il rischio educativo per eccellenza quando si traduce nella dimensione acritica di ricerche monolemmatiche esaurite nella prima pagina di Google, o di saperi enciclopedici da assorbire in un clic sullo schermo.

I punti chiave che possono scongiurare un rischio di assorbimento superficiale e di banalizzazione dell’azione educativa sostenuta dai nuovi strumenti di conoscenza, passano soprattutto da una visione costruttivista che favorisca una maturità critica degli studenti e che permetta loro una gestione quanto più consapevole in vista anche di usi inappropriati e rischiosi.
Un primo punto si può sicuramente ravvisare nella necessità di offrire una maggior apertura verso l’alfabetizzazione transmediale, cioè agevolare l’acquisizione di competenze e la produzione di contenuti attraverso l’utilizzo di differenti supporti di comunicazione (tablet, Internet, ma anche libri, momenti di gioco e di lavoro in gruppo). La naturale soglia di comunicazione e cooperazione sulle attività quotidiane passa attraverso dispositivi che mettono in contatto gli studenti con i loro compagni e l’ambiente socioculturale che li circonda: permettere di sfruttare i medesimi canali transmediali di fruizione e scambio per migliorare gli assetti educativi che erano relegati all’aula scolastica è un passaggio importante dell’educazione contemporanea. Come già anticipato, ciò non significa banalizzare il supporto per insistere sul contenuto, quanto sfruttare la naturale impronta conoscitiva che gli alunni oggi hanno già tramite le nuove tecnologie, per rendere più attivo, costruttivo e collaborativo il loro apprendimento, che trova le basi nella continua contestualizzazione, nel dibattito, nella riflessione individuale e collettiva, in un’organizzazione libera per gli studenti, ma scientificamente strutturata dal docente.
La consapevolezza, il “buon uso” della rete genera dunque delle evidenti positività che possono dare dei benefici ai ragazzi, se potenziate correttamente. Ma gli adulti, la scuola, la famiglia non sono stati sempre in grado, e ancora non lo sono, di controllare, guidare e gestire tale processo: non hanno saputo educare ad un uso corretto del digitale, che ormai ha preso il sopravvento generando, in moltissimi casi, delle implicazioni a livello neurologico che devono far riflettere.
