
Secondo uno studio presentato da Apple, mediamente gli utenti di iPhone sbloccano i propri device circa 80 volte al giorno.
Dscout (www.Dscout.com), sulla base di questi dati, ne fornisce altri: gli adulti scorrono i propri smartphone, digitano, toccano e picchiettano più di 2.600 volte al giorno, dunque circa ogni 32 secondi.

Se ci si ferma un momento a riflettere, ci si rende conto che il dato sarebbe ancora più significativo se si provasse a calcolare anche il tempo che viene dedicato all’attività professionale, al sonno, alla cura dei figli. E proprio davanti ai propri figli vengono compiuti continuamente questi gesti. Cosa comporta? bambini, che vedono i propri genitori immersi dentro una tecnologia connessa, non possono che imitarli (neuroni a specchio, imitazione differita, teoria della mente) con conseguenze molto più dannose di quanto ne possano avere gli adulti. (http://www.health.gov.au/)La rivoluzione dello smartphone, la sua onnipresenza nelle nostre vite, porta a un uso sempre più frequente, quasi ossessivo, dello strumento tecnologico. Il fenomeno di dipendenza che si ingenera, nasce da una complessa interazione di sostanze chimiche del cervello, in primis la dopamina.[1]
Ogni volta che il telefono suona, o viene controllato per leggere un testo, guardare un “mi piace” o leggere un messaggio, il cervello premia con una dose di dopamina.

Col passare del tempo, la dopamina viene rilasciata all’inizio immediatamente, poi via via sempre più tardi, provocando la necessità di “dosi” sempre maggiori motivando l’utente, creando la necessità e l’urgenza di agire, di guardare e utilizzare il cellulare sempre più frequentemente per ottenere la stessa risposta cerebrale. Si innesca un atteggiamento compulsivo verso il controllo continuo del telefono, del computer, delle mail, dei messaggi che devono essere sempre visibili e a disposizione. Questo comportamento, che altro non è se non una continua richiesta della ricompensa, sminuisce l’interesse verso altre attività e scatena fenomeni quali ansia e senso di emarginazione dal contesto.
Rincorrere o ricercare quello che in noi produce sensazioni positive, di gratificazione e di benessere vuol dire apprendere dall’esperienza. Ogni qualvolta il nostro cervello sperimenta momenti di piacere è pronto a ripeterlo e a rimarcarlo. La reiterazione di queste azioni, il loro ricordo, si imprimono nella memoria così che sia possibile in futuro ricrearlo con facilità. Questo meccanismo è fondamentale per poter avere, durante tutto il corso della vita, esperienze gratificanti e, qualora i risultati di una nuova esperienza fossero deludenti, ugualmente saremmo spinti a ricercare continuamente, e quindi a tentare di riprodurre il senso di piacere provatoinizialmente. Ecco perché alcune delle relazioni positive del periodo dell’infanzia rimangono in modo indelebile dentro di noi. Questo circuito comprende aree profonde del cervello, quali il talamo, i gangli della base, e la corteccia prefrontale, uniti in un meccanismo che trova il suo impulso centrale nel coinvolgimento, tra gli altri, del neurotrasmettitore dopamina.
In questo contesto, la possibilità di accedere con Internet ad attività che prima richiedevano, per essere svolte, luoghi deputati più o meno accessibili dall’individuo, come il gioco d’azzardo o lo shopping, e che ora invece possono essere a portata di mano in qualsiasi momento della giornata grazie alle App presenti sui device, genera una gratificazione immediata ad ogni più piccolo bisogno e quindi una ricerca di gratificazione e di piacere di cui il continuo sblocco dello Smartphone è il sintomo più marcato[2]
Si deve anche riflettere su un altro aspetto molto importante: come ogni esperienza positiva che suscita gioia e felicità ha una intensità molto alta ma molto breve, e spinge l’individuo a ricercarla frequentemente, allo stesso modo un’esperienza negativa nel nostro circuito emozionale ha una frequenza di bassa intensità ma molto lunga, che rimane nella memoria così da preservarci da future ricadute nell’ansia o nella depressione. È, questa, una memoria non solo ancestrale che segna i nostri comportamenti, ma anche filogenetica [3] che si trasmette a livello transgenerazionale. Se si mantiene la memoria di ciò che è pericoloso per la nostra specie, si potrà evitare il ripetersi di condizioni di pericolo nelle generazioni future.

Area tegmentale ventrale – nel mesencefalo: produce dopamina e fa parte di una delle quattro principali vie della dopamina nel cervello. Attivazione da parte di droghe tra cui nicotina, alcol e oppioidi (eroina)Giedd, J., N., 2012; Choudhury, S., 2013; Berridge, Robinsemozio on, 1998.
[1] La dopamina è un neurotrasmettitore responsabile della motivazione e del comportamento alla ricerca di ricompense, ed essenziale per il cambiamento neuroplastico (che consente il formarsi di un’abitudine o di una dipendenza). Una ricerca recente condotta dall’Università di Pittsburgh e pubblicata sui “Proceeding of the National Academy of Science” evidenzia la differenza tra il cervello dei ragazzi e quella degli adulti nella motivazione dei comportamenti, gli adolescenti rispondono in modo diverso dagli adulti agli stessi contesti motivazionali (interazione tra pari, stimoli gratificanti)
Negli adolescenti prevale l’attività dello striato dorsale (coinvolto nei processi sensoriali, motori e cognitivi ma riceve anche input dal sistema dopaminergico, coinvolto nel sistema della ricompensa) su quello del nucleo accumbens (riceve l’input dall’amigdale e dalla corteccia prefrontale ed è considerato la chiave per la traduzione della motivazione in azione) che invece nell’adulto è prevalente. http://www.pnas.org/content/109/5/1719
[2] L’inganno del tutto e subito https://www.facebook.com/linfavitalePAGE/videos/2137689239605850/?hc_ref=ARTK16IjPP2fa4jkqsgJdv4uhltj4S1HhTJlSE4X63c_TE47bp9AgnLnDP2HgUH_lI&fref=tag&__xts__[0]=68.ARANVkdZD6YtGIpv4TSQ6qQa7o1R_1lt4wdsZFJwWV5VdoPzox5LSt9QxFKzihEXZ86uDb2bzZ6DoAAe0du0S2N22Z2hhbpkJncXiBmpUQZ8dnka9t6tVuww6LmnL6UNBFMIoBLD07&__tn__=kC-R
https://www.sololibri.net/Millennials-chi-sono-Simon-Sinek.html
[3] FILOGENESI: insieme delle modalità e delle cause che hanno portato alla successiva comparsa di gruppi diversi di esseri viventi (e quindi di specie affini ma morfologicamente dissimili) a partire da un comune antenato.
