Quale scuola per il futuro? Una scuola inclusiva, che accolga, che incoraggi, che crei comunità grazie ad un apprendimento personalizzato, attivo che veda lo studente protagonista del proprio processo di apprendimento, in ambienti liberanti, non vincolati da rigide discipline, ma che faccia acquisire il sapere, le conoscenze, grazie alla trasversalità, alla convergenza che il digitale può facilitare e supportare.

Molto si è fatto con il Piano Nazionale Scuola Digitale, la cui visione rimane sempre valida poiché pone la scuola come riferimento culturale aprendosi a nuovi saperi e modalità di apprendimento e di relazione. Eppure, diverse azioni sono in ritardo e l’attuazione risulta molto disomogenea.  Focalizzandoci sui docenti, quello che ancora emerge è una certa estraneità e poco spirito critico nell’uso dei device e degli ambienti digitali. In generale vi è poca consapevolezza che la tecnologia sia pur sempre uno strumento, un’opportunità da sfruttare, un elemento che riconfigura il contesto dove la scuola opera, ma non ne guida lo sviluppo e la strategia, a partire dall’aspetto didattico.

La situazione di disomogeneità è colta anche nelle buone pratiche e nella valorizzazione di processi di livello qualitativo nelle scuole. È di conseguenza condivisibile la necessità di passare dalle sperimentazioni e dai progetti agli interventi di reale messa a sistema. Questo significa rendere obbligatorie alcune strumentazioni di base, ma anche modificare gli ordinamenti per includere temi essenziali come le competenze digitali e la cittadinanza digitale, come supporto ad una trasversalità della progettazione così difficile da attuare, e indicare requisiti chiari per abbandonare modalità didattiche ormai inadeguate. Tornano sempre al centro, quindi, le scelte pedagogiche ed educative: la nostra ricerca mostra come non sia più possibile lasciare bambini e ragazzi inconsapevoli di fronte all’utilizzo degli strumenti digitali.

Da quanto analizzato in questa prima fase della ricerca si evince la necessità, nella seconda fase, di formare i docenti a strategie attive in quanto appare che non conoscano davvero “potenzialità e criticità” del digitale e, perciò, non siano in grado di introdurlo nella didattica quotidiana in maniera consapevole e responsabile.

Per cambiare il ruolo dei ragazzi da passivi ricettori ad attivi protagonisti, in maniera permanente, è necessaria una rivoluzione della prospettiva didattica, che non si focalizzi più sulla trasmissione di nozioni e informazioni da parte del docente, ma sposti il suo baricentro sullo sviluppo delle competenze degli allievi, lasciando che diventino autonomi (almeno) sul piano operativo-agentivo.

Un aspetto che ha interessato principalmente gli insegnanti che, attraverso un questionario online hanno risposto a quesiti relativi alle teorie sul digitale, alle competenze digitali, alla loro percezione dell’utilizzo di alcuni strumenti digitali, è quello relativo al vantaggio che può, da questi strumenti, ricavare l’apprendimento. Il campione di 1389 insegnanti, che ha risposto al questionario, ritiene per il 39% (circa) utile l’utilizzo delle TIC sia per l’insegnamento che per l’apprendimento. Occorre distinguere i due aspetti. Le tecnologie utilizzate per l’insegnamento riguardano la sfera professionale, cioè la competenza di ogni insegnante acquisita nel tempo e messa in atto nell’esercizio della professione docente. Altro versante è il beneficio o meno delle tecnologie nell’apprendimento; questo dato è desumibile solo se c’è stata una sperimentazione, un utilizzo “sul campo”. Un terzo fattore da considerare è il tipo di tecnologia utilizzata e soprattutto disponibile nelle scuole. Saper utilizzare il digitale ma non capire come, quando e perché è utile introdurlo nella didattica, porta confusione ed incertezza.

Grafico 17

Sempre nel campo delle competenze digitali abbiamo chiesto ai docenti di esprimere il loro grado di “competenza digitale” posseduto in merito alla capacità di reperire risorse dalla rete per la didattica e alla capacità di condividere materiale didattico online.

Grafico 18

L’uso “consapevole” del materiale didattico presente online pone molti interrogativi. Spesso è legato alla contingenza, alla fretta, all’attingere senza criticità. Occorre rimettere a fuoco le “regole” della metodologia della ricerca online e della scelta delle fonti, della legalità, e di tutto ciò che ruota attorno alla rete e all’immensità dei contenuti che possiamo trovare. Occorre partire dalla scuola primaria ad abituare i bambini a utilizzare contenuti free e a rispettare il lavoro altrui. Da qui la necessità di un affiancamento da parte del docente nelle attività di ricerca in rete. Così come si insegna a leggere, a scrivere e a contare, occorre insegnare l’ABC del Web.

I tre grafici che seguono, riassuntivi dei dati relativi alla tipologia di strumenti digitali utilizzati nella didattica, ci mostrano come il tablet risulti essere al primo posto.

Alcune osservazioni:

  • la scelta del device deve essere legata al tipo di metodologia 1 che in quel dato momento il docente decide di  attuare con i bambini;
  • la dotazione delle scuole primarie rispetto ai PC in classe consiste in un portatile con LIM, nei casi più fortunati. I tablet non sono sempre disponibili per ogni bambino, i laboratori risultano poco efficienti in quanto spesso non è prevista la figura del tecnico.
  • i dispositivi non possono essere collocati in aule dedicate, dal momento che altrimenti l’uso risulterà ancora occasionale, ma inseriti nelle singole aule per permettere ai bambini di utilizzarli in modo “naturale”  in base al lavoro che stanno svolgendo;
  • l’ambiente di apprendimento, qui inteso come luogo fisico – l’aula -, dovrebbe essere configurato in modo tale da permettere ai bambini la gestione degli spazi in funzione delle esperienze di apprendimento a cui si approcciano 2;
  • l’insegnante, in questo contesto di apprendimento, affianca, sostiene, stimola, condivide, suscita domande e fornisce spiegazioni.

Grafico 19

Grafico 20

Grafico 21

Dai grafici si evince come il cellulare non risulti essere uno strumento molto utilizzato in classe, ma trattandosi di scuola primaria questo dato non stupisce.  

Nei ragazzi, anche adolescenti, l’uso corretto degli applicativi Office, ma anche della posizione dei tasti sulla tastiera, non è così scontata. Un’attività da proporre fin dalle prime classi della scuola primaria è un primo “addestramento/conoscenza” della macchina “PC” e della videoscrittura.


[1] Si veda il sito http://www.metodologiedidattiche.it/, con tag che permettono l’incrocio e la scelta di caratteristiche e peculiarità.

[2] Si veda l’organizzazione degli spazi dell’aula-casa della classe scomposta del Centro Studi ImparaDigitale, delle classi senza zaino o dell’idea della “casa dei bambini” secondo la teoria di Montessori.