Fuga dalla realtà. Mondo reale, virtuale, immaginario

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Uno studio dell’Università della Pennsylvania pubblicato su PNAS il 2 maggio del 2017[1] afferma che Social Network e rete neurale dialogano tra loro e si influenzano a vicenda: “Gli esseri umani sono fondamentalmente motivati ​​a connettersi con gli altri, investendo molto tempo ed energie nelle relazioni sociali. Una mancanza di connessione derivante dall’isolamento sociale ha un impatto negativo significativo sulla salute e sul benessere, con rischi comparabili a quelli associati al fumo permanente”.

Infatti, i ragazzi, ancora insicuri, in cerca di certezze e di identità definite, trascorrono molto tempo nella rete, per avere rapporti con il proprio gruppo di pari e cercando strade per la costruzione di una propria personalità. Nella rete si trova conforto, ci si racconta, a qualsiasi ora del giorno e della notte, si diventa subito amici senza mai essersi incontrati fisicamente, si condividono pensieri, si esprimono opinioni, soprattutto non si deve mostrare obbligatoriamente per ciò che si è nella realtà, ma ci si può nascondere dietro identità diverse trasformandosi in “un altro”, “quell’altro” che si è sempre sognato di essere. Le ansie vengono occultate, il senso di solitudine e le preoccupazioni svaniscono, ogni nuova richiesta di amicizia, ogni like, rafforza il proprio ego, rappresentando un supporto positivo ma portando anche allo sviluppo della dipendenza.

La fuga, infatti, è solo temporanea: una volta spento il computer, i problemi di ogni giorno si riaffacciano e si aggravano. Ciò spinge le persone dipendenti a rituffarsi nel mondo di Internet: vi tornano sempre più frequentemente e per periodi sempre più lunghi, per placare le sensazioni dolorose risvegliate, non riuscendo più a mantenere la distinzione tra virtuale, reale, immaginario. Quando questa differenziazione si assottiglia fino a dissolversi, la patologia inizia potenzialmente ad affacciarsi nella mente del ragazzo. R.A. Davis – Dipartimento di psicologia, Rm. 205 BSB, York University, Toronto, Ontario, Canada M3J 1P3 – afferma che la persona che usa in maniera patologica internet, ha scarsa stima di sé e ciò contribuisce allo spostamento del proprio focus di attenzione da sé al mondo virtuale, ricercando continui rinforzi positivi e pensando in maniera ossessiva e ripetitiva a tutto quello che sta accadendo online. Le persone agiscono come se non avessero certezze se non quelle che riescono a ricavare dalla rete e dai suoi abitanti. Tali pensieri inducono ad avere alterazioni anche nella visione del mondo, che portano a generalizzare e a catastrofizzare, ad avere pensieri dicotomici del tipo tutto o nulla. La rete, in questi casi, rischia di diventare per alcune persone un mondo parallelo, in alternativa alla realtà, dove non esiste più la fisicità (Tognoni F. 2011).

Esempi di pensieri tipici sono:

  • Internet è il mio unico amico;
  • L’unico posto dove vengo rispettato è Internet;
  • Sono inutile quando non sono su Internet, ma sono una persona importante su Internet;
  • La gente mi tratta male al di fuori dell’ambiente di Internet;
  • Quando sono su Internet stacco col mondo esterno e non penso a nient’altro.

Un esempio esasperato dell’isolamento, che in Giappone è divenuto una piaga sociale (oltre 1 milione e mezzo di ragazzi, in Italia diverse centinaia di migliaia) sono gli hikikomori[2]: questo termine è stato coniato in Giappone in quanto il fenomeno è partito da questo paese già dagli anni ottanta e significa letteralmente “stare in disparte, isolarsi”. Gli Hikikomori, sono per lo più adolescenti che, ritirandosi, dapprima gradatamente, poi definitivamente, nella loro stanza, decidono di tagliare ogni forma di rapporto sociale a partire dalla propria famiglia sino ai rapporti amicali da loro intrapresi. Paradossalmente, chiusi nella propria stanza, la maggior parte del tempo navigano su internet e instaurano rapporti sociali di vario tipo, tramite i giochi online e/o le chat, invertendo completamente i ritmi giorno-notte e isolandosi completamente dal mondo reale.

Kimberley Young  per spiegare i comportamenti ossessivo-compulsivi relativi alla categoria “net-compulsion”, aveva identificato, introducendo il modello ACE (acronimo di Accessibility, Control and Exicitement), i principali fattori facilitanti e/o predisponenti l’insorgere di questi disturbi nell’accessibilità, nel controllo, e nella eccitazione. Il controllo che l’individuo può esercitare in attività on-line è molto alto, spesso maggiore di quello che è possibile esercitare nella vita reale. Si pensi anche alla scuola, all’introduzione dei registri elettronici e alla possibilità delle famiglie di verificare in tempo reale l’andamento scolastico del proprio figlio, oppure il controllo che è possibile esercitare sulle reazioni delle persone all’interno di una chat.


http://www.pnas.org/content/early/2017/04/27/1616130114

Teo,  A. R., Fetters, M. D., Stufflebam, K., Tateno, M., Balhara, Y., Choi, T. Y., … & Kato, T. A. (2015). Identification of the hikikomori syndrome of social withdrawal: Psychosocial features and treatment preferences in four countries. International Journal of Social Psychiatry, 61(1), 64-72.

Young K. S., Presi nella rete. Intossicazione e dipendenza da Internet, Calderoni Edizioni, Bologna, Milano, Roma, 2000. – Young K.S., Psychology of computer use: XL. Addictive use of the Internet: a case that breaksthe stereotype, Psychol. Rep. n. 79, pp, 899-902, 1996.