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Se navigare in Internet porta con sé un’affascinante esperienza legata alla grande quantità di emozioni e stimoli che può suscitare, e se il mondo di Internet permette di amplificare il meccanismo di comunicazione come rinforzo positivo, non si può dimenticare però come allo stesso tempo si sia esposti al rinforzo negativo.

Se, infatti, da una parte la navigazione in rete porta il ragazzo ad aprirsi ad ogni persuasione, alla ricerca di stimoli, risposte, suggerimenti, senza la capacità di filtri di elaborazioni intellettive, dall’altra parte lo espone a rischi di violenza anche molto più ampi di quanto essa lo sia nel mondo reale.

Se lo sviluppo filogenetico ci permette da millenni di difenderci da chi aggredisce nel gruppo sociale (bullismo), non si è ancora abituati ad essere esposti e a difenderci dalla violenza di un mondo artefatto che si può propagare e replicare all’infinito (cyberbullismo). Il tema è ampio e meriterebbe una trattazione a sé. Qui se ne vogliono solo accennare alcuni aspetti.

In genere, il fenomeno del bullismo si fonda sull’aggressività, la quale si manifesta attraverso una forma di prepotenza intenzionale esercitata dall’aggressore, che va a creare un’asimmetria di potere, eseguita nel tempo, provocando alla vittima elevate sofferenze. Tuttavia, se nel bullismo convenzionale l’asimmetria di potere che viene esercitata dal bullo nei confronti della vittima è di tipo fisico o sociale, in questa nuova forma di aggressività il potere viene imposto attraverso l’abilità e le competenze acquisite nelle nuove tecnologie.

Il potere risiede proprio nella capacità di riuscire a molestare gli altri garantendosi un presunto anonimato che, in realtà, tale non è mai: proprio questo aspetto fa sì che venga diminuito ulteriormente il senso di responsabilità da parte del cyber bullo.

Tuttavia, l’amplificazione nello spazio e nel tempo della comunicazione violenta e aggressiva implica contemporaneamente l’amplificazione dell’aggressività e quindi della sofferenza di chi subisce questa violenza.

Nell’ottica della responsabilità e della prevenzione, la scuola ha attivato molti corsi di aggiornamento per la comunità scolastica per prevenire i fenomeni di bullismo e cyberbullismo, ma se per tutto ciò che riguarda il mondo reale le soluzioni possono essere più efficaci perché gli atti potrebbero essere fisicamente visibili (se compiute all’interno dell’edificio scolastico), per il cyberbullismo queste appaiono molto più complesse da individuare e da controllare.

Risulterà efficace solo una presa di coscienza, un’educazione, una responsabilizzazione dei ragazzi sui rischi e i pericoli del web, sull’importanza della gestione e certificazione delle fonti e dei dati che nella rete vengono immessi (che potrebbero portare a manipolazioni e a plagi). Aiutare a comprendere le fake news è fondamentale per i ragazzi, sia per la natura orizzontale di internet sia per l’utilizzo di euristiche cognitive che, soprattutto nei Social Network, spingono a selezionare le informazioni, spesso in modo molto approssimativo o errato[1], in quanto è facile cadere in giudizi sbagliati o in manipolazioni da parte di terzi.


[1] https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/fake-news-e-pensiero-critico-il-ruolo-della-scuola/