Le tecnologie educative comprendono un insieme di strumenti e applicazioni elettroniche che aiutano a fornire materiali didattici e sostenere processi cognitivi per migliorare gli obiettivi di apprendimento (Afshari et al., 2009, Meneses et al., 2012). Parlare della relazione tra multimedialità e apprendimento porta l’attenzione sul punto di vista più strettamente educativo, infatti, in tale ottica la tecnologia è impiegata con lo scopo di migliorare il formato del materiale didattico e di rinforzo reciproco fra più modalità di erogazione della conoscenza.
Il rapporto dei bambini con la multimedialità è una dimensione dell’agire naturale, i bambini scoprono ciò che li circonda attraverso un approccio a più stimoli contemporaneamente, di varia natura, che impareranno a distinguere separatamente solo in seguito (Parmigiani, 2004). Durante le loro attività i bambini compiono interconnessioni tali da essere capaci di passare con facilità dalla matematica alla scienza o all’arte alla decorazione o alla dinamica.
In letteratura, emergono due prospettive di multimedialità:
1) la multimedialità come formato di presentazione che adotta più canali sensoriali;
2) la multimedialità come un processo cognitivo dinamico che porta all’acquisizione di nuove conoscenze.
Nel primo caso ci si limita semplicemente ad un’analisi delle ricerche sperimentali che hanno adottato questo metodo mostrando un livello di apprendimento migliore quando il materiale viene presentato in più formati rispetto a quando la presentazione è solo grafica o solo verbale. Altre teorie dell’apprendimento multimediale cercano in primo luogo di spiegare il perché di questo vantaggio. La teoria della doppia codifica (Paivio, 1991) e la teoria di Schnoutz (2001) sottolineano soprattutto l’importanza delle caratteristiche sensoriali e fisiche degli stimoli, mettendo in evidenza il ruolo chiave del modo in cui l’informazione viene presentata agli organi di senso e di come il formato fisico-sensoriale della presentazione multimediale abbia un’influenza diretta sulla costruzione di un modello mentale corrispondente delle informazioni: elaborazione bottom-up, dal basso verso l’alto.
Altre teorie come quella di Chandler e Sweller (1991; 2011) o quella di Mayer (2001; 2005; 2009), sottolineano l’intervento dei processi cognitivi secondo un approccio HIP (Human Information Processing), come la memoria di lavoro, la percezione, l’attenzione e le risorse cognitive in generale, interagiscano tra di loro nella costruzione di un modello mentale nell’apprendimento multimediale (Mayer, 2005). Il ruolo dell’importanza dell’attivazione dei principali processi cognitivi e della memoria di lavoro nell’apprendimento multimediale è sottolineato dalle recenti ricerche di Schweppe e Rummer (2014) e di Soemer (2016).
Ciò che ormai è un dato certo è che l’apprendimento avvenga secondo un modello integrato di rappresentazioni e, proprio per questo, grazie alla nuove tecnologie è possibile potenziarne i principali aspetti. La tecnologia può svolgere un ruolo nella promozione di una maggiore adattabilità propulsiva del sistema educativo e nell’apertura ad una gamma di valori e atteggiamenti quali la capacità di autoapprendimento, il confronto e la cooperazione, la capacità di esplorazione e ricerca (Vanderlinde, Aesaert, & Van Braak, 2014). Punto di forza di una formazione/potenziamento in formato multimediale è l’interattività, che stimola sia processi cognitivi che quelli metacognitivi (Harskamp, 2014). Lo strumento multimediale fornisce inoltre risposte immediate senza il coinvolgimento di genitori, insegnanti o educatori, questo ha un effetto positivo sia sull’autonomia che sulla motivazione del bambino (Antonietti e Cantoia, 2001; Chiou, Tien & Lee, 2015).
Gli strumenti multimediali si rivelano strumenti efficaci (per il supporto dell’allievo) in quanto, coinvolgendo diversi canali cognitivi attraverso la presentazione simultanea di alcuni stimoli come immagini, testi, animazioni, suoni e voci (Agus, Mascia, Fastame, Melis, Pilloni e Penna, 2015; Mascia et al. 2015) permettono un potenziamento per tutti i bambini e, in maniera preventiva per i bambini che presentano difficoltà di apprendimento dovute a carenze nei processi cognitivi di base quali, ad esempio quelle della memoria visuo-spaziale. Tali vantaggi sono riscontrabili in tutte le aree di apprendimento, tuttavia sono numerose le ricerche che sottolineano che bambini che svolgono training psicoeducativi multimediali mostrano un notevole miglioramento nell’apprendimento matematico (Lucangeli, 2013; Praet & Desoete, 2014). L’impiego delle tecnologie rappresenta dunque una tra le varie modalità di intervento che possono essere attuate per strutturare un percorso educativo completo. E’ tuttavia necessario ribadire che gli strumenti psico-educativi multimediali sono utili se messi al servizio di buoni modelli educativi, per cui se si utilizzano varie tipologie di apprendimento si devono sfruttare in modo opportuno e mirato tutte le possibilità (Mascia, Agus, Fastame e Addis, 2016). Va sottolineato come il formato debba essere sempre accompagnato da uno studio di apprendimento basato su una progettazione integrata e su una usabilità che sia funzionale e accessibile (Penna et al., 2002; Penna e Stara, 2010).
