Ma la scuola è pronta ed è in grado di affrontare la sfida posta dal digitale?
La domanda è difficile, forse anche mal posta.
Perché la scuola gioca un ruolo che si apre su più fronti.
La scuola, infatti, deve saper gestire il cambiamento tecnologico sia per quanto riguarda il proprio “addestramento all’uso”, sia per quanto riguarda quello degli studenti. La scuola, però, deve anche educare all’uso del digitale e questo rappresenta il gradino successivo all’addestramento, cioè l’acquisizione delle competenze, non solo digitali ma anche sociali. Per raggiungere questi obiettivi la scuola deve cercare di costruire un’alleanza educativa con le famiglie e, in alcuni casi, estendere il proprio ruolo di formazione ma anche di sostegno e supporto. Se, infatti, la scuola è a volte impreparata nel gestire questo cambiamento, spesso le famiglie lo sono ancora di più.
Infine, ma non meno importante, è il cambio di paradigma metodologico che la scuola dovrebbe realizzare nell’applicazione della tecnologia alla didattica.
Questo è, per certi versi, un nervo scoperto della scuola italiana del 2018. La mole di investimenti che ha caratterizzato il triennio appena trascorso, grazie al PNSD, non sembra aver sortito i risultati sperati, o, per lo meno, l’ha fatto solo parzialmente. Se da un lato grandi innovazioni vi sono state dal punto di vista infrastrutturale, dall’altro il cambiamento metodologico è rimasto al palo, senza portare significative innovazioni nelle strategie didattiche o diffondendo buone e nuove pratiche, se non a macchia di leopardo.
