Tra le varie forme di dipendenza comportamentale, quella che presenta più studi in letteratura e che maggiormente può interessare la scuola, è quella da Internet e più in generale ci si può riferire alla dipendenza da tecnologie, ovvero da rete, cellulare, televisione, e-mail.
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Nel novembre del 2006 un articolo pubblicato su The Lancet a firma di Landrigan, pediatra, e di Grandjean, epidemiologo, della Harvard School of Pubblic Health, ha posto con forza il problema di una possibile “pandemia silenziosa” di danni neuro-psichici che si starebbe diffondendo, nell’indifferenza generale, interessando il 10% dei bambini del cosiddetto mondo occidentale.
Tra i disturbi neurocomportamentali, i più studiati sono quelli relativi alle patologie dello spettro autistico per le quali si è rilevato nei bambini un incremento di incidenza da 1:1200 a 1: 88 in tre decenni.

Nel 2013, a distanza di sette anni, gli stessi autori hanno aggiornato, ancora sulle pagine di The Lancet, i dati della letteratura scientifica sulla “pandemia silenziosa”, sottolineando come alcuni recenti studi prospettici, in cui sono state misurate le esposizioni materno-fetali, abbiano documentato effetti neurotossici a livelli di esposizione molto più bassi di quelli prima ritenuti sicuri.

Ma oggi dobbiamo tenere in considerazione anche altri alert derivanti da comportamenti poco corretti e che, con la precocizzazione in età adolescenziale, stanno diventando una condizione non soltanto della popolazione adulta.
I dati scientifici fotografano l’esistenza oltre che delle più note dipendenze da alcool, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedativi/ipnotici/ansiolitici, stimolanti, tabacco, shopping compulsivo, sesso e relazioni affettive, dipendenze dal lavoro e anche alcune devianze del comportamento come l’eccesso di allenamento sportivo (sindrome da sovrallenamento); in maniera crescente si evidenziano preoccupanti dipendenze dall’uso del digitale (DSM-5 Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) in maniera più specifica dell’uso di Internet, la cosiddetta IAD, Internet Addiction Disorder (“Disturbo della dipendenza da Internet”).

È quindi evidente e urgente la necessità di un intervento nel sistema educativo che guidi non solo a modalità con cui fare ricerche, ma che insegni anche l’utilizzo corretto dello strumento, tenendo in considerazione le conseguenze, in termini di salute e benessere fisico, che derivano dall’abuso.
1 Il DSM-5

