La modernità è la convinzione “che il cambiamento
è l’unica cosa permanente e che l’incertezza è l’unica certezza”
Bauman – “Modernità liquida”

Perché è cambiato e sta cambiando il mondo e, allo stesso modo e in maniera più profonda, sono cambiate e stanno cambiando le nuove generazioni che comunicano, socializzano, apprendono attraverso il digitale in modi talmente diversi da rendere sempre più frequentemente difficile l’ interazione con gli adulti. Si rifugiano in mondi immateriali, si immergono in realtà virtuali, in mondi “altri” che fatichiamo a comprendere e da cui, spesso, genitori, educatori, docenti sono esclusi.

La scuola non può certo chiudere gli occhi di fronte a questa realtà e far finta che non esista, continuando ad ancorarsi a lezioni trasmissive, sicuramente un uso inappropriato delle tecnologie sta provocando una deriva culturale, comportamentale, sociale, che deve allarmare. Educare al digitale diviene fondamentale non solo per i ragazzi ma anche per gli adulti, anch’essi coinvolti in prima persona in questo cambiamento della comunicazione.

Dunque…la scuola? Non solo PUÒ ma DEVE.
PUÒ prendere coscienza del problema, come già ha sottolineato il sillabo “educazione civica digitale” del MIUR 1, può avvertire questo enorme disagio nel trovarsi di fronte studenti che non interagiscono, che si annoiano, che non ascoltano, incapaci di argomentare, che commettono gravissimi errori di ortografia e di morfo-sintassi, che si esprimono con lessico inappropriato, che non riconoscono “l’altro” e agiscono senza un pensiero critico, che hanno perso la pazienza della cultura… ma non basta.
DEVE imparare a educarsi e a educare, a trovare soluzioni che oggi non ha, perché ancora non ci sono linee guida esaustive. La governance della scuola non si è modificata (ovviamente in senso generale, con le dovute eccezioni), i docenti progettano, ma poi seguono il programma disciplinare, ancorati alle sole conoscenze, si affidano ad esperienze episodiche dell’uso del digitale nella propria lezione, restii a far rientrare organicamente metodologie diverse dalla lezione frontale nella propria didattica.
Partendo da queste considerazioni, stiamo cercando di dare qualche risposta che aiuti la scuola verso il cambiamento.
Ecco il perché della nostra ricerca.
Ci siamo affidati alla scienza per poter avere un’interpretazione neutra ma valida di come si presenta lo scenario scolastico italiano in ambito digitale. Si voleva andare oltre il senso comune, il sentito dire, le fake news. Ci hanno fornito dati, ci hanno segnalato alert, ci hanno invitato ad avere senso di responsabilità e adottare precauzioni, ma ci hanno anche fornito strumenti per poter lavorare, per creare modelli didattici, per dare un potenziamento consapevole all’uso del digitale.
Un primo step è stato attivato. In questa prima fase ci si è concentrati più sul “fotografare” quanto l’uso del digitale sia entrato nella quotidianità delle famiglie, quali le difficoltà e le effettive competenze digitali dei docenti e quanto i bambini abbiano modificato il loro modo di agire e di apprendere grazie alle tecnologie. Ci si è soffermati su alcune tematiche: quali sono le effettive differenze tra scrivere sul digitale o sul cartaceo; il ruolo del videogioco, della realtà aumentata, della multimedialità nel modificare i processi di apprendimento; l’influenza, in termini di benessere psicofisico, dell’uso dello smartphone nei bambini anche molto piccoli. Ci si è indirizzati sul lasciare libertà ai docenti di scegliere il modo con cui i bambini potevano utilizzare gli strumenti forniti, ma in una logica di controllo e di indirizzo nello svolgimento della lezione, senza lasciare autonomia e autoregolamentazione agli alunni rilevando come rapporto docente/alunno è ancora stato molto trasmissivo.
Nella seconda fase, iniziata a settembre e che terminerà ad Aprile 2019, si coinvolgeranno tutti gli ordini di scuola, ci si concentrerà sul protagonismo degli studenti, sulla progettazione da parte dei docenti di Unità di Apprendimento, con la definizione di metodologie didattiche attive e improntate sulla laboratorietà, si definiranno le modalità con cui i ragazzi produrranno i lavori finiti . In tal modo, oltre al monitoraggio dell’attenzione, della memoria, del ragionamento, della percezione visiva, della motivazione, della creatività, dell’apprendimento, dell’autoregolazione e metacognizione, si potranno valutare i livelli di competenza raggiunti dagli studenti in relazione agli obiettivi prefissati e alle competenze chiave per l’apprendimento permanente e di cittadinanza.
[1] https://www.generazioniconnesse.it/site/_file/documenti/ECD/ECD-sillabo.pdf
