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Il vivere a stretto contatto con le tecnologie ha generato dei cambiamenti negli alunni di cui si deve necessariamente tenere conto:
- difficoltà nell’ascolto, nell’immaginazione creativa, nella gestione della paura e delle emozioni, dell’attesa e del tempo, ma al contempo si sviluppano la memoria, la ricerca visuo-spaziale e altre funzioni a noi adulti quasi del tutto sconosciute.
Tutto ciò trova ampia manifestazione anche a scuola, il bambino-ragazzo non riesce più ad ascoltare un adulto che parla per ore di fila senza la possibilità di interromperlo o di “cambiare canale”. La lezione frontale e trasmissiva dunque non ha più lo stesso impatto e la stessa funzione che poteva avere nei bambini o nei ragazzi di solo qualche anno fa. - lo sviluppo di una informazione così massiccia come quella che offre internet, la possibilità di trovare tutto ciò che sino a qualche anno fa era gestito con la mediazione data dal tempo, genera una difficoltà, se non addirittura una incapacità, alla fatica, al senso critico, all’approfondimento, e avvicina ad una cultura del “tutto, subito”
- la mancanza di predisposizione all’ascolto, alla riflessione, genera difficoltà nella comunicazione orale e diretta: i ragazzi tendono a “nascondersi” nei social network o a gestire la propria comunicazione in forma scritta. La produzione scritta però, fatta per lo più di abbreviazioni, emoticon, di frasi brevi, evidenzia una grande difficoltà nella struttura logica della frase, nella capacità di argomentazione, nell’elaborazione di testi complessi, nonché nella scrittura manuale sempre più sostituita da quella digitale e meno rivolta alla carta e alla penna.
- Viceversa i ragazzi dimostrano una grande capacità nella velocità con cui si muovono nel web e una pur superficiale capacità di concentrazione, pur facendo molte cose in contemporanea, frutto di una modificazione delle abilità cognitive legate all’attenzione.

Mentre la scuola si interroga, cerca di aggiornarsi, di capire, i nostri ragazzi sono sempre più immersi in un mondo “immateriale” e stanno sviluppando non solo nuove modalità di comunicazione e interazione, ma anche ansie e problematiche che producono effetti sia dal punto di vista della salute che da quello psicosociale.
Un processo, questo, che non siamo stati in grado di prevedere, che stiamo governando con grandi difficoltà e che ci sollecita con allarmi che non possiamo più ignorare, ma che dobbiamo affrontare con consapevolezza.
Daniela Lucangeli ed Ernesto Burgio ci invitano a tenere presente sia il principio di precauzione 1 che quello di responsabilità, per cui la scuola non può esimersi dall’affrontare un suo compito chiave, quello di educare ed educarsi, all’uso corretto del digitale.
La tecnologia c’è, esiste, è trasparente, pervasiva, e da questo assunto, che non può essere negato, non si può tornare indietro, si può solo andare avanti e cercare di governare il cambiamento. Per farlo, però, bisogna conoscere, essere consapevoli, comprendere come, dove, quando, in che modo utilizzarla. Si deve, però, trasformare questo meccanismo di alert, che ci viene dall’abuso e da un uso dopaminergico delle tecnologie, nel potenziamento quanto più possibile dell’aspetto positivo che la tecnologia può avere nell’apprendimento dei nostri ragazzi.
Campanelli d’allarme, certo, di cui si deve essere ben consapevoli e coscienti, ma anche necessità di comprendere quali siano le potenzialità e quali i rischi a cui andiamo incontro.
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1Il DSM-5 ci dà delle indicazioni per attuare il principio di precauzione. Evidenzia tre o più condizioni entro un periodo di 12 mesi in cui gli adulti possono rilevare la presenza di disturbi che ci danno alert: tolleranza è la più caratteristica che implica il bisogno di aumentare la quantità di tempo di collegamento a internet e marcata riduzione degli effetti; sindrome d’astinenza è l’agitazione psicomotoria, l’ansia, i pensieri ossessivi, le fantasie su internet, movimenti involontari di tasting delle dita; frequenza e tempi aumentati più del previsto, desiderio persistente, tentativi falliti di controllo riduzione dell’attività, uso di internet al posto di attività sociali, uso continuo nonostante la consapevolezza di avere sviluppato problemi fisici sociali di relazioni. Questi sono indicatori che devono mettere in alert.

